Pubblicato sulla GUCE del 16.12.09 il parere del C.E.S.E in materia di prop. ind
Data: Giovedý, 31 dicembre @ 15:23:54 CET
Argomento: europa


Un’interessante analisi sul sistema di tutela della proprietà industriale che, come noto, riguarda marchi, disegni e modelli, brevetti utilizzati dalle imprese per promuovere o caratterizzare i propri prodotti ovvero rappresentare la propria identità sul mercato, ci viene offerta dal Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio e al Comitato economico e sociale europeo — Una strategia europea in materia di diritti di proprietà industriale COM(2008) 465 def, pubblicato sulla G.U.C.E C 306 del 16.12.2009.

In particolare, viene in evidenza il contenuto del paragrafo 5, dedicato proprio alle PMI e alle difficoltà che esse incontrano a sfruttare le opportunità offerte da questi strumenti di politica industriale, non sempre conosciuti e, talvolta, caratterizzati da alti costi di gestione e tutela.



Di seguito, per una immediata lettura, è stato stralciata la parte del documento segnalata:
 
Omissis
 
5. Le PMI
 
5.1 In un mercato globalizzato le micro, piccole e medie imprese hanno spesso difficoltà a proteggere i loro marchi e brevetti, qualora ne posseggano, poiché molte di esse lavorano per conto terzi. Numerose imprese esitano poi a presentare una domanda di brevetto o per mancanza di informazioni o per timore di un sistema notoriamente complesso e costoso. Talvolta i diritti esclusivi concessi in determinati paesi vengono elusi da prodotti contraffatti fabbricati in altri paesi nei quali i diritti del titolare di brevetto non sono protetti.
 
5.2 Spesso, quindi, resta solo il segreto di fabbricazione, ma l'analisi chimica dei prodotti o lo sviluppo dello spionaggio industriale fanno sì che i segreti non siano sempre ben protetti. Ad esempio, la produzione di profumi non prevedeva il brevetto poiché questo avrebbe richiesto la pubblicazione della formula chimica dei componenti. Dal momento che oggi questa protezione tramite il segreto di fabbricazione non esiste più a causa delle moderne tecniche di analisi, sarebbe opportuno che il diritto stabilisse una protezione adeguata per i prodotti complessi, ad esempio avvalendosi di una forma di diritto d'autore.
 
5.3 La riluttanza a presentare una domanda di brevetto, non foss'altro che per i costi di deposito della domanda e di rinnovo del brevetto europeo attuale, costituisce un freno ai trasferimenti di tecnologie, in quanto determina l'impossibilità per gli investitori interessati di ottenere le licenze; questa situazione costituisce una perdita per l'economia europea. Le micro, piccole e medie imprese vanno quindi sostenute e incoraggiate a ricorrere ai diritti di proprietà industriale e ad utilizzarli in strategie economiche che coinvolgono diverse imprese titolari di diritti che operano nel medesimo settore di attività, al fine di realizzare le invenzioni che combinano assieme diverse scoperte. In ogni caso, è un fatto che il titolare di diritti di proprietà industriale si trova in una posizione più favorevole per attirare gli investitori oppure per ottenere dei crediti che gli permettano di sviluppare le proprie attività.
 
5.4 Come è stato già espresso dal CESE in più di un'occasione, l'industria europea ha bisogno di brevetti di qualità ad un costo ragionevole, che siano validi in tutti i paesi della Comunità e siano in grado di dare un impulso al mercato interno.
 
5.5 Occorre altresì creare un sistema di risoluzione delle controversie che sia rapido ed efficiente sul piano dei costi;per risolvere certe controversie andrebbe incoraggiata la mediazione e, tra i possibili meccanismi, si potrebbe anche ricorrere all'arbitrato. È necessario inoltre che il sistema giudiziario in materia di brevetti sia specializzato, accessibile e rapido per evitare di bloccare le economie.
 
5.6 Trattandosi di questioni di interesse pubblico, è difficile spiegarsi come mai esse siano rimaste bloccate per tanti anni; tuttavia è vero che le grandi imprese hanno la possibilità di depositare una domanda di brevetto nel quadro del sistema attuale e di produrre redditi considerevoli per l'Ufficio europeo dei brevetti e gli uffici nazionali che ne fanno parte. Lo scopo del sistema non è però tanto questo, quanto piuttosto quello di favorire l'innovazione e lo sviluppo dell'industria a vantaggio delle imprese e della creazione di nuovi posti di lavoro qualificati, anche se si devono sostenere delle spese per garantire l'efficacia e l'estensione dei diritti concessi alle imprese e agli innovatori.
 
5.7 Il CESE è persuaso che coloro i quali, nell'ambito di un'impresa, contribuiscono direttamente all'innovazione e al deposito di brevetti, dovrebbero avere diritto ad una parte dei profitti realizzati grazie alle loro invenzioni (problema dell'inventore-dipendente, o del work for hire); questo sistema esiste già in alcuni paesi, ma dovrebbe essere esteso per fornire un maggiore impulso alle innovazioni.






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